Si faccia il caso di riprendere a ragionare su Alessandria. Non in modo esclusivo sulle denunce facili che mettono al centro della comunicazione magagne oggettivamente osservabili come i buchi nelle strade, le transenne eterne, la sporcizia diffusa, la manutenzione dimenticata… quanto elaborare una serie di progetti che rilancino Alessandria.
Ecco, se il caso lo volesse, rischieremmo di trovarci in mezzo ad una pletora di critiche: ma come? ma cosa interessa? noi vogliamo cambiare tutto! Ti insegno quanto sei vecchio! Alessandria oggi e poi più… a cosa servirebbe un domani che non sappiamo cosa potrebbe essere? Solo promesse!
Ecco, questa è un po’ la dimensione della politica alessandrina educata dai social. Un tempo si sarebbe detto: “da bar”, ma oggi i social nobilitano ragionamenti che in allora non avrebbero invaso il recinto della politica. Non tanto perché questo è nobile per suo conto, né per il fatto che la politica debba essere fatta da una ristretta cerchia di aristocratici intellettuali, quanto perché occorre responsabilità per amministrare il patrimonio comune e soprattutto un livello di elaborazione che solo il buon senso o il fatto che si abbia uno strumento per esprimere un’opinione non risultano sufficienti. In democrazia non è la casta che definisce la qualità…
Male dunque costruire un’identità politica su opinioni personali non condivise. Bene sarebbe invece elaborare progetti per una città del domani, diversa da quella asfittica di oggi. E sottoporli al giudizio dell’elettorato, senza attrarlo con effetti speciali basati solo su ciò che riusciamo a vedere. Immaginare il futuro, a volte, è più efficace che osservare il semplice degrado. Che, ahimè, c’è senz’altro, ma la cui denuncia da sola non basta per premiare una forza politica e la sua capacità di amministrare. Del resto, un elettore che cosa fa quando sceglie di votare qualcuno? Almeno, si fida dei valori, dei precedenti storici, delle relazioni che ha il soggetto scelto e del futuro che propone. Vota una speranza basata su un percorso. Alcune volte vota la novità, ma non sempre è tempo di rivoluzione. (da Il Foglio di Fabbio, Novembre 2025)
Piercarlo Fabbio
























